Come resuscitare un Macintosh Classic con l’aiuto di… Ubuntu

DISCLAIMER: seguite questa guida a vostro rischio e pericolo, non mi assumo nessuna responsabilità di eventuali danni a cose, persone, animali, renne, abeti di PVC e babbi natale.È Natale, quasi, quindi per un po’ mettiamo da parte le sterili rivalità tra “tifosi” dei vari sistemi operativi. È il momento di rimboccarsi le maniche e congiungere gli sforzi nella rianimazione di un Macintosh Classic con ormai più di 18 anni sul gobbone e senza dischi di sistema.
Il problema principale è che il modo preferenziale per trasferire i dati su quel genere di Mac è usare i floppy… “purtroppo” però i floppy drive sono scamparsi dai Mac già dall’epoca dell’iMac G3. Come fare, dunque? Vediamolo.

Ingredienti
Sei floppy
Le immagini disco del system 7 da scaricare dal sito Apple
Un Mac dotato del software The Unarchiver, o qualcosa del genere.
Un pc dotato di drive floppy
Una distribuzione Linux installata sul PC o una avviabile da CD, come Ubuntu. Io ho usato Xubuntu 8.10
In alternativa: un lettore di floppy esterno compatibile con Mac OS X.

Preparazione con Linux (sperimentata)
Scaricate le immagini disco compresse dal repository Apple. Si tratta di file compressi con estensione sea.bin scompattabili con The Unarchiver o altri programmi simili (vi prego, non usate Stuffit, quel software va eliminato dalla faccia della terra).
Otterrete dei file con estensione image. Queste immagini vanno copiate sui floppy, utilizzando il comando UNIX dd. Questo comando è disponibile anche su Mac OS X, ma non essendo io dotato di un floppy drive sul MacBook Pro, devo per forza passare dal vecchio PC con Linux.
Esiste una versione per windows di dd, ma purtroppo non sono riuscito a produrre dischi leggibili con questa versione.
Ottenute le immagini dei floppy spostatevi su linux per la creazione dei floppy. Su Ubuntu Intrepid Ibex il floppy non è caricato di default, quindi digitate sul terminale

sudo modprobe floppy

se volete rendere permanente questa modifica dovete modificare un file di testo di sistema, ad esempio usando il comando

sudo gedit /etc/modules

aggiungendo floppy all’ultima riga del file. Il comando gedit vale per Gnome, su KDE usate kedit, su XFCE mousepad.

Fatto ciò, inserite il primo floppy nel lettore, aprite il terminale e digitate:

cd percorso_cartella_contenente_i_file_image
dd if=”Installazione 1.image” of=/dev/fd0 bs=84 skip=1

in dettaglio: if="Installazione 1.image" imposta come input del comando il file Installazione 1.image, mentre of=/dev/fd0 imposta come output dell’operazione il floppy. I comandi bs=84 skip=1 sono necessari per trasformare l’immagine di partenza in immagine “RAW”. Infatti le immagini scaricate dal sito Apple sono delle “self mounting image” che andrebbero copiate col software “Classic” Disk Copy, non più disponibile sui recenti sistemi operativi.
Dovete ripetere la procedura per tutti i file image, cambiando i floppy, e avrete finito.
Ora non vi resta che seguire la procedura di installazione sul Macintosh Classic, previa formattazione dell’hard disk interno o esterno (usando ad esempio il floppy “Utilities” fornito da Apple).

Preparazione con Mac OS X + floppy drive esterno (non sperimentata)
La procedura è uguale ma diversa™ rispetto a quella seguita con Linux, il problema in questo caso è capire qual è l’ID del floppy drive. Così dovrebbe funzionare.
Prima di collegare il floppydrive al Mac, aprite il terminale e digitate:

df -h

date invio e prendete nota delle righe del tipo:

/dev/disk0s2 233Gi 132Gi 100Gi 58% /

a questo punto collegate il floppy drive, inserite il floppy ed eseguite nuovamente la procedura. Ora dovreste notare una nuova voce del tipo /dev/disk0qualcosa. Prendete nota di questa nuova voce, perché sarà quella che bisognerà passare al comando dd, ovvero:

cd percorso_cartella_contenente_i_file_image
dd if=”Installazione 1.image” of=/dev/disk0qualcosa bs=84 skip=1

per il resto, la procedura dovrebbe essere identica a quella già spiegata sopra.

Ringraziamenti
Ringraziamenti pubblici al paziente Davide che con tanta pazienza mi ha supportato e sopportato nel piccolo “restauro” del glorioso Macintosh Classic.
Grazie anche al gentilissimo Fabrizio da cui ho potuto acquistare ad un prezzo onestissimo il box e l’hard disk esterno SCSI necessari ad installare il sistema operativo per il Macintosh Classic (il mio modello non ha l’HD interno, all’epoca optional).
Come avrete intuito sono riuscito ad installare tutto, il Classic si avvia tranquillamente, presto posterò qualche foto (festività permettendo).

’nuff said

  • ilmirk

    complimenti per il tuo bellissimo blog…l’ho girato il lungo e in largo…mi è piaciuto un sacco!
    Ciau!

  • Anonimoitaliano

    Ciao, molto bello il tuo blog, ne approfitto per farti una domanda. Ho in mente di acquistare un MacBook PRO, per sfruttarlo nella produzione di editing video. Su alcuni siti ho letto che le recentisime versioni hanno problemi di scheda video e collegando al Book un proiettore a volte si hanno difficoltà di visualizzazione, senza contare problemi allo chassis e alla ventola. Tutte dicerie o è meglio lasciar perdere? Grazie

  • Jeby

    Ringrazio entrambi per i complimenti… fanno sempre piacere! 😀

    Per Anonimoitaliano: è possibile che i primi modelli di una serie nuovissima abbiano alcuni difetti di “messa a punto”. Questo accade in qualsiasi campo dell’industria di massa. Probabilmente nei MBP che escono ora dalle fabbriche questi difetti sono già stati corretti. 🙂