Internet, la causa di e la soluzione a, tutti i nostri problemi di sonno

Le persone “normali”, o considerate tali, ad una certa se ne vanno a dormire. Non che ci sia una regola sull’ora in cui andare a nanna, ma diciamo che è una buona norma dormire almeno quelle 5, 6 o 4 ore a notte. Ci sono persone che ne devono dormire 8 o più, altrimenti non sono in grado di affrontare una normale giornata di esistenza umana, altri che se ne dormono più di 4 hanno mal di test tutto il giorno. Al di là delle preferenze personali, l’importante è trovare un equilibrio tra le ore passate a dormire e quelle in cui appariamo svegli al mondo esterno.

Questo equilibrio non è mica del tutto banale. Voglio dire, ci si mette un po’ di tempo ad impararlo. Si viene al mondo uscendo da un luogo che è prevalentemente buio. E cado. E molto ben isolato acusticamente. E in cui si galleggia senza aver problemi su dove mettere il braccio (sotto il cuscino? Poi diventa viola dopo un’ora. Sopra la testa? Poi formicola dopo 10 minuti ed in più si congela. Boh, lo stacco, vediamo se sto più comodo). Dopo 9 mesi circa là dentro, che è il primo posto che impari a conoscere e in cui impari a dormire, vieni proiettato in un mondo in cui la gravità ha la supremazia assoluta sull’esistenza, i neon emettono ultrasuoni e altre frequenze a volte udibili, la luce regola le attività dell’uomo. O meglio, le regolava.

Niente, esci fuori e all’improvviso devi ripensare il tuo approccio al sonno. Non per niente nei primi mesi di vita è normale distruggere la vita dei propri genitori (e dei vicini di casa) con gridolini isterici alle 2 del mattino, del tutto privi di un significato intellegibile. Ha sonno? Ha fame? Ha sete? Ha cacca? Ha voglia di scassare le palle al mondo? Una combinazione delle precedenti? Non si sa, anche se adesso le vite di neomamme e neopapà potrebbe essere facilitata da un’app: Infant Crying Translator. Non so, se vostro figlio è giapponese o sa l’inglese, potete provarla! C’è anche per iOS.

Così mentre i vostri genitori dirottano l’audio del baby monitor sull’impianto Bose® con le casse rivolte verso la parete dei vicini, voi iniziate a prendere dimestichezza col verbo dormire, con le sue coniugazioni, i tempi, le modalità, e piano piano vi formate una vostra idea del concetto del sonno, e di come approcciarvi ad una delle attività più importanti svolte dall’essere umano.

Così si arriva ad un’età in cui, semplicemente, ad una certa ora si smette di funzionare. Si svuota il serbatoio del cherosene al glucosio, improvvisamente si interrompe l’afflusso di combustibile al cervello, e si cade giù come proverbiali pere cotte, o come l’orsacchiotto di pezza con le normali pile zinco-carbone nella pubblicità della duracell di tanti anni fa. A che correvi in circolo arrampicandoti come scimmia sugli armadi, a che bom, stecchito al suolo con capata fragorosa.

Un genitore-carrello elevatore con braccia-forca vi sollevava dal luogo dell’impatto e vi riponeva nel letto-contenitore dove passavate le successive novecento ore fino ad un risveglio più o meno traumatico. Ricordo distintamente che le coperte del mio letto dovevano essere rimboccate molto strette, tipo cinghie nelle barelle dei film con gente indemoniata, perché di notte ho sempre avuto la tendenza a muovermi tantissimo (di giorno no, pigro come un comodino) e quindi c’era sempre il rischio di volare giù dal letto e prendere una capata che mi svegliasse (o anche no, certe dormite sul pavimento della mia stanzetta…).

Tipicamente in questa fase (tipo quando andavi alle elementari), un genitore veniva a svegliarti aprendo finestra e tapparella al 20 di gennaio, al che tu riemergevi dal letto-sarcofago di Stargate, completamente ristorato (?) e pronto ad impegnative giornate coi compagni di scuola, ma non prima di aver visto almeno la sigla di “caffelatte“, il contenitore mattutino di Bim Bum Bam:

Caffelatte, caffelatte,
puoi gustare stamattina
col tuo amico Vitamina,
forza vieni qua!

Caffelatte, caffelatte,
ma che bella compagnia,
con un po’ di fantasia
cosa ci farà!

Caffelatte, caffelatte,
ora faccio un’invenzione,
mamma mia che confusione,
chi ci salverà?

da nessuna parte nell’interweb sono riuscito a scovare il video di questa sigla. Se qualcuno lo avesse su un VHS, pagherei oro in gettoni di bitconin per rivederlo. Ma non è neanche così necessario, mi basta chiudere gli occhi e tappare le orecchie per rivederlo e riascoltarlo in bassa definizione, come all’epoca.

E niente, chiaramente tutti sanno che il caffelatte è la porta di ingresso alla dipendenza da caffeina.

Poi un giorno ti rendi conto che non hai bisogno di essere portato a scuola da un adulto, e che dal caffellatte puoi passare al principio attivo puro, e quindi decidi di puntare la tua prima sveglia, tutto fiero e orgoglioso di te: non lo sai, stai sbagliando.

La sveglia: il primo giorno ok, ti spaventi, ti alzi. La prima settimana funziona. Poi subentra un misto di assuefazione ed intolleranza. Al mattino, mentre dormi, sei completamente assuefatto e non sei in grado di svegliarti al suono della sveglia. L’assuefazione è tale che puoi compiere attività complesse e risolvere captcha per snoozare la sveglia all’infinito senza mai uscire dalla fase di dormiveglia.

L’intolleranza, invece, subentra durante le ore di veglia, allorquando (allorquando? boh) sentendo un suono simile a quello della sveglia si scatenano reazioni nervose spesso molto importanti, tipo sedie tirate fortissimo contro televisori a tubo catodico perché in TV c’è il suono di una sveglia brAun “Voice Control” da viaggio:

braun voice control

bibibibì bibibibì bibibibì bibibibì bibibibì bibibibì

esplosioni di vetro, plastica, catodi e anodi, interiora di Mivar per tutto il soggiorno.

C’è stato un periodo che, per ovviare al problema, hai provato ad usare una radiosveglia. Poi hai capito che non sei in grado di sostenere uno scambio di informazioni verbale né in ingresso né in uscita nelle prime 3 ore dal risveglio.

E nulla, tutto ciò è comunque abbastanza equilibrato: dormi quelle 5, 6 o 4 ore, arrivi a puntare 4 o 5 sveglie, di cui anche al polso e vibranti (no, che avete capito, parlo, ad esempio, di smartwatch o  activity tracker vari), arrivando finanche alla perversione della sveglia 5 minuti prima in modo da avere un microrisveglio in cui “senti” che stai dormendo.

Diciamo che per millenni la vita dell’uomo è andata avanti così. Il servo della gleba (a testa alta) si svegliava alle 4 del mattino col gallo, lavorava, mangiava, metteva in cantiere un figlio, dormiva. L’impiegato alla telescrivente si svegliava alle 6 del mattino, con la sopracitata brAun da viaggio con impressi sullo sportellino i fusi orari di tutti i posti che non aveva mai visitato, mangiava, guardava la TV, dormiva. Poi è arrivato l’interweb.

Dannato WWW, una volta te ne andavi a dormire e stop. Se c’era dell’incertezza nel sonno, la si spegneva nel buio della stanza, o nel caldo bagliore intermittente delle telepromozioni degli 144 o della nuova puntata di Colpo Grosso, contenuti fruiti passivamente da un divano sfondato col telecomando avvolto nel preservativo di gomma rimbalzina (Meliconi: ti porti sulla coscienza milioni di telecomandi rotti nel vano tentativo di riprodurre il rimbalzo della réclame) in bilico tra due dita e pronto a sfracellarsi sul pavimento, segnalando ufficialmente che è l’ora di andare a nanna.

Adesso invece, c’è l’interweb e le cose si sono complicate. Metti che, per un motivo o per l’altro, il tuo equilibrio del ciclo circadiano (cambio shimano 27 velocità) venga perturbato: è l’estate più calda negli ultimi 150 anni, è l’inverno più azzurro degli ultimi 70 anni, le polveri sottili, il cinghiale sullo stomaco, la canzone dei jalisse che non ti ricordi più come fa. Metti che è un periodo un po’ così, e ti senti un po’ svuotato e non sai bene cosa fare, dove stare, come proseguire, ti sei scordato come si fa a dormire. Conti le pecore: c’è un’app per questo. Accendi lo schermo dello smartphone, è finita, non dormirai mai più.

Cerchi su google tutti i possibili segni dell’insonnia e della depressione. Cerchi il significato dei sogni. Cerchi Miss Boobs 2015. Cerchi rimedi per dormire. Guardi un video di gatti che sbadigliano, sai mai che ti contagino, mentre imposti la vibrazione sula modalità “fusa” per migliorare l’effetto. Niente. Cerchi gli effetti della privazione del sonno per periodi prolungati, il primo effetto è la sonnolenza. Niente, si scarica il cellulare. Accendi il Mac, ti piazzi davanti al nuovo monitor da millemila pixel con la luminosità di un piccolo comune di montagna (se lasci aperta la finestra ti vedono da Giove) e sei fottuto.

Finisci su youtube cercando il tentativo di record mondiale di privazione del sonno, e invece ti guardi questo

e ti viene voglia di cioccolato. Cerchi gente sveglia come te, cominci a guardare gli stati su Whatsapp per vedere chi è attivo, oh guarda! “Ciao non ci sentiamo da 25 anni, pazzesco che non hai mai cambiato il numero di cellulare anche tu, allora cosa ti tiene sveglio a quest’ora?” “Guarda sono alle Hawaii, qui è pomeriggio, non so chi sei”.

Penso che sia per questo che, ad un certo punto, sono nati i forum. Forum su qualunque cosa: forum di radioamatori, forum del club dell’uncinetto, forum dei cultori del plexiglass, forum di appassionati ai forum. L’importante è andare on line, alle due di notte, e sapere che c’è altra gente come noi che non riesce a chiudere gli occhi. Scrivi un paio di stronzate, pensi che siano passati 2 minuti da quando hai iniziato, alle quattro del mattino te ne vai a dormire felice e soddisfatto.

Ti rendi conto che le cose vanno veramente male quando rispolveri la vecchia brAun e cerchi il fuso giusto in cui sei sicuro che c’è gente sveglia e ti iscrivi al forum di Moka Enthusiast del Queensland in cui fai pesare la tua italianità per bullarti con gli altri neoiscritti.

 

Vabbè, buonanotte.

 

’nuff said

  • AndreA

    Minchia (per iniziare a trattare la questione della carenza di sonno, mi pare giusto)! Ogni tanto mi concentro un po’ più del solito a risalire all’origine storica del problema, ma ogni volta trovo una nuova potenziale causa originaria più “antica”. Quindi mi sono detto ancora più spesso: “Piuttosto che trovare le cause sarebbe meglio elaborare una soluzione”.
    Eh sì, ma poi quando vivi quella fetta sempre più sottile di vita vera oltre il lavoro e gli altri doveri dovuti?
    F-A-S-T-I-D-I-O

    • jeby

      ma secondo me il problema della nostra generazione e in generale del mondo occidentale è che vogliamo fare le cose. Cioè, dopo aver lavorato tutto il dì, vuoi anche fare sport, vuoi anche dedicarti alle tue passioni, vuoi anche guardarti un programma in TV, vuoi anche pensare ad altro… tutto questo volere volere volere, non va bene, bisogna imbuddanirsi un po’ e rinunciare alle voglie. O a dormire, o vivi o dormi.

      “Coffee! You can sleep when you’re dead!”
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