Highlights 🚵

PartenzaVolterra7:10
ArrivoDonoratico14:45
Distanza [km] e Dislivello+ [m]100,71269
Queste sono salite, non quelle di ieri…

Oggi tappissima finale. Partiamo presto per non dover salutare nessuno, ma poi ci perdiamo col Tetris per tirar fuori le bici. Ci mancano 99.8 km e 980 m nominali all’arrivo. Partiamo a cannone giù da Volterra, con in corpo solo 2 barrette. Andiamo giù come piombi, tutti km “regalati”, Marco perde la borraccia un paio di volte, la fissiamo col velcro fulcrum, e via di nuovo come rapaci in picchiata verso la preda, la meta. L’idea è di sfruttare al massimo le discese per stare il meno possibile in sella, consapevoli delle salite che ci aspettano.

Le prime rampe sono un assaggio, corte ma ripide. Poi la salita vera, anzi LA salita vera, quella che porta a Chianni e la scavalca. 5 km all’8-10% medio che non concede nessuna tregua. O meglio, la tregua è quando c’è la pendenza al 7%. Per poi stroncarti col 14-15%. E quando pensi di avercela quasi fatta, parte lo sterrato duro, col sentiero spaccato, i sassi, le crepe, la polvere, le ruote che slittano, il 17% di pendenza, il sudore che offusca la vista. Una salita durissima, molto peggio di quella che ieri ci ha portato a Volterra. Piano piano, con la tecnica della goccia che scava la roccia (cit Marco), arriviamo in cima. Marco stremato, rallentato dalla ruota posteriore che un po’ esce dalla sede dello sgancio rapido, io in botta di caffeina (stavolta lo shottino son riuscito a bermelo) e adrenalina pronto a saltare sui rami. Sessione di stretching e poi giù dalla discesa più lunga, pendente e divertente del giro!

Goduria pura, sguardo alto e profondo a guardare avanti oltre la curva, con gli occhi sempre rivolti a dove si vuole andare, mai verso il pericolo, la magia della bici che gira da sola seguendo la linea della vista, dosso, spicco il volo, atterro morbido, cordolo di ghiaia al limite del bosco, sfiorando i rami, guarda avanti, destra, freno, giù in derapata, molla, già all’altra curva, dentro con la testa. È un flusso continuo di gioia pura, e quando qualcuno passa davanti bisogna non farsi distrarre ma guardare avanti e danzare con la ghiaia e le curve.

Andiamo avanti così in un mix di euforia da velocità e serenità per esserci lasciati il peggio alle spalle. Fino a quando non arriviamo alla salita di Rosignano Marittimo, che a dispetto del nome sta in cima al monte. Salita sicuramente meno difficile e dura della precedente ma che un po’ ci ha fatto male dentro.

Il problema è sempre quello: il fondoschiena. Non è tanto questione di forza o energia o fiato, è che stare seduto a spingere in quella posizione è agonia.

Ci fermiamo al Caffè Carducci di Rosignano a fare il pieno. Marco si fa prendere la mano col cibo, io vedo e raddoppio col caffè. La caffeina è amica del ciclista, perché si mette lì dove vorrebbe mettersi la tua stanchezza e le dà una bella sculata per qualche ora.

Il resto è una lenta discesa un po’ agonizzante verso il mare. La pineta, per quanto fresca e dal manto vellutato, non passa mai. Ancora 40 km. Ancora 39 km. Ancora 38.5 km. Contiamo gli aghi di pino. Ci fermiamo un attimo per rimettere a posto le giunture e quando ripartiamo ci accoglie Bolgheri. Falsopiano positivo (1-2%) sul brecciolino che ti frena, sotto il sole che cuoce, esaustione fisica e mentale. Finalmente un po’ di discesa e i cipressi in duplice filar. Gli ultimi km sono uno stillicidio di metri, siamo aiutati solo dalla leggera discesa che serve a vincere il vento contrario.

All’arrivo tanti applausi ma soprattutto il cuore gonfio di orgoglio e soprattutto amicizia ❤️ ci siamo fatti un cuore così 🤩 e poi le pappardelle col cinghiale, bagno a mare anche se mamma dice di aspettare 3 ore, e via verso casa sapendo che domani anche se l’ufficio è lo stesso, noi siamo diversi.

La traccia completa è disponibile qui.

KOM ⛰ & KO 💩

La vetta: beh, l’arrivo, le pappardelle al cinghiale cucinate da 2 cuoche con 130 anni in due e il bagno al mare. Ma soprattutto la vetta vera è stata chiudere questo anello con Marco, riempirci di esperienze e ricordi insieme.

Il crepaccio: niente di serio, abbiamo sofferto, la mia linea di trasmissione fa il rumore di un frullatore pieno di sassi, i nostri sederi sono da buttare. Niente di che.

De-ragliatore 🐴

Ciclista Curioso: 👀 mi piacerebbe poter dire i tre scriteriati che perdono la borraccia e si fermano bloccando tutto il sentiero in un punto dove tutti arrivavano a cannone (e quasi Marco porta via il braccio di uno dei tre). Vorrei dire il coglione motorizzato che sul finire della salita sterrata pur di non smettere di pedalare e continuare a salire ai 20 km/h quasi mi passa sopra facendomi cadere. Ma no, oggi vinciamo noi, che scendiamo come palle di fuoco seminando il panico e superando in volo le coppie di crauti cauti, usando i dossi come rampe e staccando le due ruote da terra, col sorriso che si allarga in atterraggio.

Ciclista Goloso: 🍝 andate al Caffè Carducci di Rosignano Marittimo, è sempre aperto. Sempre.

Forsenontuttisannoche: i seguaci dell’antica scuola Shimano, in particolare la setta dei doppia corona, conoscono una mossa speciale da usare nei momenti più duri per gestire gli incroci più estremi. Si chiama “mossa della posizione fantasma” e quando la fai comprare Ken Shiro che ti dice bravo.

Scattifissi 📸

Tuscany Trailer 🎥

E DAI DAI DAI! 💸💸💸💸

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