[INDIA] – DAY 4 – LA TORTURA DELLA GOCCIA – HO MANGIATO LA FOGLIA

All’inizio c’è un giovane Celentano o mi sbaglio?

Ok, con ordine, partiamo con un bel bestiario di questo settore d’India. Qual è l’animale più comune in India dopo l’essere umano? Uno dice, la vacca. No. Secondo la mia personale statistica di quello che ho visto io, limitandomi ad animali più grandi di un topo, ecco quali sono gli animali più diffusi:

  1. I cani randagi, ne avrò visti una ventina abbondanti. Sono ovunque
  2. I falchi, o altro rapace simile più piccolo di un’aquila. 2 stazionano stabilmente fuori dall’hotel, poi ne ho visti una quindicina appollaiati sui fili della corrente poco distante dall’ufficio, sembrava la scena (razzista, dicono) di Dumbo con i corvi che cantano “Giammai gli elefanti volar”, solo che erano falchi incazzatissimi
  3. I piccioni. Boh, anche qua i piccioni maledetti. Una decina abbondante
  4. I facoceri: ne ho visti almeno 5
  5. Le vacche, solo 2 avvistate, stazionano in una zona poco distante dall’albergo, entrambe chiaramente dotate di cugine che lavorano come bistecche alla fiorentina in un ristorante italiano in Palestina.

quindi, nella mia esperienza di India, le vacche sono all’ultimo posto per diffusione. Zero scimmie avvistate, un collega ha visto degli scoiattoli ma secondo me erano un ibrido ratto-scimmia.

Stamattina quando è suonata la sveglia, la terza, sono scattato in piedi come una molla. Niente visite di giovani soubrette nel mio subconscio, ma a quanto pare 5 ore di sonno interrotto mi sono ancora sufficienti per funzionare correttamente. Ho fatto parecchia fatica a dormire ieri notte, un po’ perché novantanove ore di PC consecutivo per scrivere il blog hanno pesato sulle mie sinapsi, uno po’ perché c’era qualcosa che gocciolava da qualche parte. La doccia? Il rubinetto? La cassetta del WC? Non lo so, uno stillicidio. Devo essere sincero, non sono nemmeno troppo sicuro che il rumore fosse reale. Forse una tortura autoinflitta? Un tormento interiore? Pensieri ricorrenti, cose lasciate a sedimentare troppo tempo sotto strati e strati di preoccupazioni inulti e di poi lo faccio, che fermentano, ribollono e trasudano percolato che goccia dopo goccia inquina ogni anfratto della mente, rendendo impossibile la speranza di raggiungere un momento di serenità, quel tanto che basta per prendere sonno, quel tanto che basta per riposare tra una goccia e l’altra. Goccia. Quando arriva l’altra? Goccia. Acqua su ceramica. Goccia. Un’esplosione. Goccia. Silenzio, dormo. Goccia.

No niente, mentalmente mi sono riguardato il classico Disney “Paperino e la goccia”, io mi sono ritrovato benissimo nella parte della pila di piatti.

O magari era solo il mio cervello che lanciava messaggi subliminali suggerendomi di cominciare ad idratarmi seriamente ed evitare i cibi speziati.

Non importa, la mattinata è iniziata come al solito: ascensore, Für Elise del mio amico Ludwig Van a ciclo continuo nell’ascensore, non-stop dalla data di posa delle prima pietra dell’hotel, che ormai hanno fatto il solco nell’hard disk, colazione fusion, cacca denti taxi. Ormai le scene di ordinaria follia urbana non mi impressionano più, piano piano (in meno di 4 giorni) questo delirio organizzato che chiamano viabilità è diventato la norma per me e non mi fa più né caldo né freddo.

Che meraviglioso strumento è il cervello umano, in grado di adattarsi in così breve tempo all’ambiente circostante, spegne le cose che non servono, ne accende di nuove, plasma le percezioni in modo da renderle consone alla situazione. Mi domando come sia possibile che l’evoluzione ci abbia regalato una macchina così cangiante ed efficiente per poi utilizzarla solo per immagazzinare dogmi di dottrine inflessibili. Mi sembra uno spreco.

E niente, durante il viaggio di andata verso l’ufficio ho scoperto il reale perché della pessima qualità dell’aria nei dintorni:

VW Ammazzaforeste

L’Ammazzaforeste 2.0 (TDI)

il #VWGate ha colpito pure qua, guarda una singola Polo TDI che cosa combina!!! Allora già che ci siamo, facciamo un bestiario automobilistico di Gurgaon, momento scacciafiga assoluto:

  1. L’Ape piaggio e i suoi derivati: innumerevoli
  2. La Suzuki-Maruti Swift col culo sporgente: tantissime
  3. La Suzuki-Maruti senza culo sporgente: tante
  4. Gli Autobus e i camioncini vari di dimensioni inadeguate e data di fabbricazione precedente al concetto di veicolo: molti e cattivissimi
  5. La Toyota Innova: tutti i taxi che non sono Swift col culo, sono Toyota Innova
  6. La Mahindra Bolero: diverse
  7. La Renault Duster, quella che da noi è la dacia: 4
  8. La VW Polo e la Vento: 3, tutte TDI
  9. La FIAT Punto: 2
  10. La Tata Nano: 1

Frgancazzo eh? Ok, proseguiamo!

oggi è stata una giornata particolarmente densa lavorativamente parlando. L’idea era di portarsi avanti il più possibile così da poter finire prima e sfruttare il pomeriggio di venerdì per visitare Delhi prima di prendere il volo di ritorno. Direi che ce l’abbiamo fatta, forse, e ne sono molto soddisfatto. Quindi niente, oggi ho essenzialmente lavorato e mangiato, in misura uguale. C’ho na panza che mancu li cani.

A pranzo ho voluto provare qualcosa di diverso: in albergo si finisce sempre per mangiare riso, pollo, formaggio, verdure indefinite e roba speziata a rotazione. Quindi oggi ho detto espressamente che avrei voluto qualcosa di diverso, dunque mi hanno portato riso col pollo in un secchiello:

pranzo india 3

Non-Veg: pollo, riso, roba

ottimo. No davvero, buono. Però le permutazioni di 3 ingredienti non è che siano poi tante… ok, non importa, però si è ripetuta la scena di ieri “Guarda che è piccante, stai attento!”. Allora zio, non hai capito: ora ci metto il peperoncino, poi ti sparo un rutto al XII grado della scala Mercalli e ti spiego cosa considero io piccante. Tanto, voglio dire, qui ruttare in pubblico è del tutto normale, d’altra parte con tutto quello che butti giù da qualche parte devi sfogare.

Dopo il riso col pollo superpiccante, un collega (quello del golden triangle, che è tipo il mio migliore amico indiano) mi ha fatto assaggiare una cosa che si è portato da casa. Sembravano perline allungate e ruvide, tipo riso basmati beige, bucato in mezzo e molto poroso. Consistenza croccante, non ho idea di che cosa fossero fatte, ma ho compreso il reale significato della frase “fuoco cammina con me”.

Siccome non eravamo contenti abbastanza, alle 16 ci chiamano perché hanno deciso di tenere una piccola celebrazione del team di progetto per ringraziarci dell’impegno e bla bla bla. Ecco, dovete capire, questa è una cosa che mi piace molto degli Indiani, o almeno di quelli che conosco io: sono estremamente ospitali, cioè veramente tanto, gentilissimi, cercano sempre di metterti a tuo agio, si spendono per te, si assicurano di farti avere quello di cui hai bisogno, e sono molto orgogliosi della loro cultura e vogliono fartela conoscere. Può essere che sia un comportamento non del tutto disinteressato, ma a me non interessa, va bene così e mi ricorda l’accoglienza tipica di giù, ma con una sostanziale differenza: quando vai giù al sud è un continuo “mangia figghiu, mangia figghiu” e scene di imbuti e mestoloni o cose così, un prendersi cura di te spesso anche parecchio insistente e borderline con l’invadenza. Qui è diverso, non ti forzano a fare nulla, se una cosa non ti piace o cose così ti dicono provane un po’ e se non ti piace no issue, no issue.

Chiaramente io nelle cose mi ci devo tuffare, non puoi provarne un pezzettino, ti ci devi buttare. Quindi alle 16 entriamo in una sala riunioni, e troviamo questa cosa sul tavolo:

Royal Kachori

Royal Kachori: qualunque cosa esso sia. Roba bianca, robe verde, roba rossa, roba gialla, roba marroncino beige, niente riso.

questa cosa è il Royal Kachori, ed è l’unico cibo di cui mi ricordo il nome perché me lo sono fatto ripetere 5 volte e perché alla quinta volta l’ho cercato su wikipedia mentre mi facevano lo spelling, quindi è rimasto in cronologia. Sostanzialmente si versa la salsa verde nel coso marroncino e si mangia tutto insieme. Il livello di piccante è “Coyote Cosmico” ovviamente ho mangiato tutto e ho fatto la scarpetta col dito. Penso che nel mio albero genealogico c’è qualche antenato terrone d’India, ne sono convinto!

Dopo l’ufficio siamo andati tutti quanti a cenare fuori al The Great Kebab Factory, che a dispetto del nome è un bel ristorante dentro un prestigioso albergo e centro congressi. Dunque, sono salito nell’auto del mio collega e siamo andati in autostrada verso l’aeroporto, perché il ristorante è praticamente lì davanti. Ora, per prendere l’autostrada non ci sono caselli. Semplicemente ci sono dei new jersey buttati a in mezzo alla strada che formano un posto di blocco, e un omino dal vago aspetto autoritario che decide se puoi passare, o se puoi passare pagando: “Chi siete? Cosa Fate? Cosa portate? Sì ma quanti siete? UN FIORINO!”

Siccome stiamo parlando di circa 5 corsie regolamentari, per cui 8 reali, potete benissimo intuire che questa è la ricetta perfetta per un grandissimo puttanaio (sarebbe forse più corretto dire buddhanaio?), il classico ingorgo a croce uncinata.

Infatti è quello che troviamo, un groviglio di auto e camion e pullman da far spavento. Clacson a tuono, segno della croce uncinata, statuina di Ganesha che ci protegga dagli scontri laterali e dagli angoli ciechi e via, si parte. Cioè, si guadagna terreno un po’ alla volta. Il mezzo su cui sono seduto è un Mahindra XUV 500 super accessoriato, 2.2 diesel, 6 airbag, vetri oscurati, tendine antipolvere ai vetri (credo), 6 marce di cui le prime 3 logore e praticamente da buttare, insieme alla frizione che ogni 2 settimane va rifatta completamente, le ultime 3 praticamente intonse. Ad un certo punto, per effetto della comprimibilità del flusso automobilistico, si creano delle onde di compressione che riflettendosi si annullano ad una certa distanza dal punto di riflessione, dando vita a zone decompresse in cui il traffico può fluire velocemente. Questa è la versione ricordata male della trattazione fluinamica del fenomeno della coda ad elastico. Sostanzialmente ad un certo punto riusciamo addirittura a raggiungere la straordinaria velocità di 60 km/h e ad ingranare la sesta, finalmente sverginata, in un coito interrotto della durata di 23 secondi.

Niente, arriviamo al ristorante seguendo il serpentone automobilistico, passando sotto uno svincolo autostradale a 3 livelli, e prendendo di gran carriere un palese contromano entrando da un’uscita autostradale. Secondo voi è un problema? No, lo fanno tutti.

Data l’ora tarda, non entrerò nei dettagli né della descrizione del ristorante, né di quello che abbiamo mangiato. Brevemente, a tavola abbiamo parlato un po’ di tutto: tua moglie cosa fa, dove vai in vacanza, quanti anni hai, ahah ahaha, hai più pensato a quel progetto di esportare le birre dei microbirrifici artigianali? facciamo dopo il diploma? ecc ecc. Poi non si sa come siamo finiti a parlare di calcio, cioè sono finiti a parlare di calcio, e quindi per 10 minuti buoni mi sono completamente alienato dalla discussione pensando e ripensando all’unica cosa a cui riesco a pensare quando gli altri parlano di calcio: la gnagna. Anche qui sono pazzi per il calcio. Seguono il campionato europeo. Sanno cos’è la Juve, cos’è il Milan, chi è Messi e chi è Cristiano Ronaldo. Chi cazzo sono costoro? Non lo so. Mi ricordo Rolando di Mai dire Goal, unico mio contatto col mondo del calcio, ma tutto il resto è noia.

Baideuei, la cena era principalmente composta da due menu fissi a scelta: vegetariano; onnivoro. Opto per l’onnivoro. Prima portano gli antipasti, poi le portate principali. Chiaramente, all’occhio profano (il mio), non vi è alcuna differenza tra antipasti e portate principali. L’importante è innaffiare tutto con birra (disponibile nel formato torre, con comodo rubinetto) e grandi sorsate di buttermilk (no, ragazzi, no butt milk, quella è roba da Palahniuk) ovvero il latticello.

Occhio, non latte, latticello. Che è tipo cosa, latte acido fermentato? tipo. Con il sale e le spezie. Lo bevono per combattere il sapore eccessivo di alcune spezie. Quindi cosa fai? Ti ammazzi di cibo speziato, è troppo, ci bevi sopra latte acido fermentato contenente spezie. Ragazzi, non fa una piega, assaggio tutto, mi immergo tutto, ingurgito tutto, sono una discarica ambulante e non ho intenzione di chiedere scusa per questo.

Gli ingredienti degli antipasti sono diversi dal solito, ci sono delle aggiunte notevoli: l’agnello sacrificale per purificarsi, disponibile sotto forma di pezzo di agnello riconoscibile con un po’ di spezie, o sotto forma di polpetta avvoltolata in uno spesso strato di spezie. Ci sono i gamberi e il pesce gatto (miao), coperti da un sottile strato di spezie. C’è il riso, c’è il pollo, c’è altro che non ricordo.

Le portate principali sono uguali ma diverse: c’è il riso, c’è l’agnello al sugo (buonissimo), c’è le zuppe con dei cereali e delle spezie, una rossa una gialla. C’è altra roba che non ricordo.

Poi arrivano i dolci: un frozen yogurt allo zafferano su stecco, una pallina di boh con il latte e che sa vagamente di litchi, un dolce di riso e latte, un ghirigoro di pastella fritta e immersa nello sciroppo di glucosio, mi si è aperta la banda larga nel cervello per 45 minuti.

Poi ci sono le foglie:

foglie

La buca l’è minga straca se la sa no de savun

Vedete, loro te lo dicono: provala, ma provane un pezzettino piccolo, se non ti piace lasci il resto, no issue, no issue. Io no. Io nelle cose mi ci devo calare tutto, devo affogarci dentro . Le cose o le fai, o non le fai, non fai una roba al trenta percento, la fai tutta fino in fondo. Quindi ho mangiato la foglia. Intera.

Consistenza: sabbia e sassolini.

Sapore: CK One, unisex.

Tempo totale per masticare tutto e preparare il bolo: settemila anni, sto ancora masticando.

Sostanzialmente: hai mangiato 35 portate di roba super speziata che manco gli Observers in Fringe? Bene. Ti sei calato il latticello, e ci hai mangiato sopra roba al limone usando l’apparato digerente come fermentatore? Ok. Ti sei abbuffato di dolciumi bruciandoti per sempre i recettori del dolce direttamente nel cervello e ora tutto sa di cenere? Perfetto. Era tutto buonissimo, tra l’altro. Ma adesso sciacquati la bocca con il potpourri profumato dell’Ikea, formato foglia.

E nulla, foto di rito, chiacchiere, scoregge trattenute fino ad arrivare in albergo (sennò poveri colleghi, e povero autista) e poi arrivi in stanza e scopri che nel giardino di sotto, quello con i tendoni, hanno deciso di festeggiare un matrimonio:

la festa delle medie

“Tu non vieni”. Non importa, sai, ci avevo judo.

Faccio un vento e gli cambio il clima, i fuochi d’artificio li ho gentilmente forniti io. Fuori dall’albergo, la finestra della mia stanza illuminata a incandescenza da scariche intermittenti al calor bianco faceva concorrenza ai proiettori da uno virgola ventuno gigowatt nel giardino, installati per ferire le retine degli esclusi dalla festa e bruciare in volo i falchi che provavano a portarsi via gli invitati ghermendoli per le spalle. Quanto mi piacerebbe, un giorno, essere ghermito.

Adesso si pongono diversi dilemmi da risolvere prima di andare a dormire:

  • La doccia. La faccio? Col rischio che la goccia mi rovina di nuovo la nottata? Boh. Sì, troppa sabbia addosso
  • La valigia. La faccio? O aspetto domani last minute? Se dormo con la valigia chiusa mi viene l’ansia che la devo riaprire domani, viceversa mi viene l’ansia che non ho tempo al mattino per completarla.
  • Domani in aereo dormo o scrivo il blog? Ma questo è un quesito che affronterò domani con calma
  • Ascoltare le sigle iniziali di diverse serie tv in ciclo continuo fino allo svenimento? Sì.

Playlist per oggi:

  • Dog days are over, Florence + The Machine
  • I rosa elefanti, Dumbo ubriaco
  • India, Jovanotti (1994. Cioè, se non avete la musicassetta di Lorenzo 1994 potete anche uscire dall’interweb e non tornare più, per quanto mi riguarda)
  • Für Elise, Ludwig Van Beethoven
  • Corto circuito, 99 Posse
  • Goccia a Goccia, Litfiba
  • Twin Peaks Opening Theme, Angelo Badalamenti
  • Freak!, Daniele Silvestri
  • Pennyroyal Tea, Nirvana
  • Fringe Opening Theme, J. J. Abrams (davvero? sì), versione completa
  • Mundian To Bach Ke, Panjabi MC (o il contrario)
  • Diokhan, Guano Apes

l’ultima mi è venuta in mente guardando l’orologio: 1.50, FAIL

 

PS: Update last minute, scoperta la vera causa del mistero della polvere:

Grazie a Marco per la segnalazione. Alla guida, il nostro tassista. That God Taxi Driver!

 

’nuff said

  • AndreA

    Ognuno dovrebbe avere il suo Coyote mistico per dire di conoscere veramente se stesso, specie quando il coyote già dorme e tu stai ancora scrivendo il blog noncurante della rotazione terrestre!

    • jeby

      minchia sto a pezzi, non ho più il fisico di una volta! 😀

  • GiMa

    Niente triangolo d’oro?

    • jeby

      Tiangolo D’Oro tra 1 mesetto quando ritornerò. Serve un weekend intero, perché le città distano 250 km circa tra loro.

      La speranza era visitare un triangolo biondo ma qui è tipo difffffffficilisssssssssimo.

      • GiMa

        Perché?

        • jeby

          Perché volevo visitarlo, perché biondo o perché è difficilissimo? 😀 L’unica era abbordare le algide turiste al Kingdom of Dreams. Per il resto di sicuro non sono biondi, poi vabbé la bellezza locale è molto molto particolare

          • GiMa

            “molto molto particolare”
            Se dici cozze non si offende nessuno

  • FragileDoll