Recensione Urbanears Plattan

Settimana scorsa la mia ragazza mi ha regalato delle nuove cuffie. Gli auricolari non mi piacciono, a me piacciono le cuffione ciccione e che coprono interamente le orecchie, e che siano vistose così anche se non sto ascoltando nulla, la gente sa che non deve disturbarmi e che se mi parla non la sentirò.

Fino ad ora sono andato avanti con le mie WeSC Bongo. Il primo paio lo comprai nel 2009 a Londra, mi ricordo che rientrato in Italia per i primi tempi mi guardavano tutti come un marziano. Poi la moda arrivò anche qui (in Italia) e le Bongo si trovavano a 70€ (attualmente è ancora questo il loro prezzo in molti negozi) alla Rinascente e poi un po’ dappertutto. Presto arrivarono i “cloni” e altrettanto presto le mie WeSC si scassarano: solito problema di tutte le cuffie, attacco del cavetto all’ingresso del driver che si deteriora a furia di piegarsi. Si inizia ad avere l’audio intermittente da un lato e poi la morte totale.

Il secondo paio di WeSC lo comprai a New York nel 2010, a meno della metà del prezzo proposto in Italia, complice anche il cambio favorevole (l’Euro era a 1.45 $ più o meno…). Sono durate fino al dicembre del 2012, record, non hanno sopportato bene il viaggio a Rio.

Come avrete capito, ci tengo particolarmente all’estetica e alla qualità delle cuffie, e le uso tanto. Tantissimo. E male, a quanto pare. Ma comunque. Mi piace ascoltare la buona musica con delle cuffie di buona qualità, mi piace che in quanto accessorio svolgano anche una funzione “ornamentale”, motivo per cui ho sempre scartato le Sennheiser che per quanto ottime e proposte a prezzi concorrenziali, mi sanno un po’ di VolksWagen. E poi non mi piace spendere i mijoni 🙂 per cuffie iper professionali che poi andranno appiccicate all’iPod o allo smartphone che tipicamente contiene musica in formato compresso, sia mp3 o AAC, ma di certo non mi serve spendere 180€ per delle Dr. Dre per sentire “meravigliosamente bene” degli mp3 a 320 kps. Basta spenderne molto meno per ritrovarsi tra le mani un ottimo prodotto che unisca tutte le caratteristiche sopra citate: qualità, prestazioni, durabilità, design piacevole. Tutte ciò l’ho trovato nelle Urbanears Plattan, alla modica cifra di 50 € (in realtà, mi sono state un regalate, ma il prezzo era quello), alla FNAC di Milano.

CARATTERISTICHE TECNICHE

Vediamo un po’, caratteristiche tecniche? Le solite tipiche di tutte le cuffie di fascia medio-alta ma senza aspirazioni super professionali.

  • Driver da 40 mm “fatti a mano”: mi piacerebbe capire da chi.
  • Risposta in frequenza: 20Hz-20kHz, ovvero tutta la gamma percepibile da un giovane adolescente nel pieno delle sue facoltà uditive, cioè da nessuno perché di solito già a 15 anni hai i timpani sfondati. E comunque i formati compressi tagliano più o meno sopra e sotto quel range. L’ottimo sarebbe 18Hz-22kHz, ma sono frequenze a cui il mio orecchio non arriva, e nemmeno il tuo. Tra l’altro fino ai 10 kHz circa la linearità è molto buona.
Urbanears Plattan - linearity
Diagramma del guadagno per le Urbanears Plattan: buona linearità fino ai 10kHz
  • Impedenza 60Ω: che è un buonissimo valore. Le WeSC di pari fascia hanno 32Ω, che è il “minimo sindacale” per delle cuffie che costano dei soldini. Più è alta l’impedenza più, a parità di potenza della sorgente, sarà basso il volume massimo ottenibile. In compenso, i disturbi verranno attenuati molto di più e il suono sarà più pulito.
  • Sensibilità 115dB, che è meno dei 120dB delle WeSC, a causa dell’impedenza maggiore, ma comunque sufficiente a farvi scoppiare i timpani in caso di bisogno
per capirci, le caratteristiche sono più o meno quelle delle Beats Solo.
ESTETICA
Venendo al design “estetico”. troviamo una bella ma delicata finitura opaca su tutte le parti in plastica o gomma. Le cuffie sono a tinta unita, con diversi effetti tra le parti in plastica, appunto opache, e le forcelle metalliche ch invece hanno un effetto… bhe … metallizzato.
urbanears difetto vernice
Urbanears Plattan: microscopico ma fastidiosissimo difetto sulla verniciatura.
Sulla parte esterna dei padiglioni corre una finitura alluminio molto elegante e che stacca bene dal fondo opaco. Il supporto che si appoggia alla testa è elastico e morbido, ricoperto in tela. Anche il cordoncino, che come da tradizione esce dal solo padiglione sinistro, è in tinta con le cuffie ed è in corda intrecciata.
urbanears plattan
Urbanears Plattan: una vista d’insieme nella colorazione “indigo”
Insomma, un’estetica curata, semplice ma d’impatto, che fa del “mono-tono ma non monotono” il tema portante. Accoppiate ad un iPod Nano o shuffle di pari colore fanno la loro scena assicurata. Sono colorate e spiccano, ma non sono estreme né iper-personali come possono essere le WeSC dagli abbinamenti cromatici spesso azzardati.
FUNZIONALITÀ
Passando al design “funzionale”, qui ci sono gradevolissime sorprese. Intanto le cuffie sono ripiegabili, grazie agli snodi in corrispondenza degli attacchi al supporto per la testa: i padiglioni si chiudono all’interno e le forcelle metalliche possono essere usate per avvolgere il cavo e mantenere chiusa la cuffia.
urbanears plattan ripiegate
Urbanears Plattan: ripiegate in pochissimo spazio, accanto alle mie ex WeSC bongo
Questa caratteristica, sconosciuta a molti concorrenti di pari prezzo e parì realizzazione estetica, si accompagna ad un’altra caratteristica peculiare, e potremmo dire “social”, chiamata con moltissima fantasia “zoundplug”. Il padiglione di destra nasconde un’uscita audio per i classici Jack da 3.5mm in modo da poter accoppiare un’altra cuffia e condividere l’audio con la persona seduta accanto a voi, meglio se alla vostra destra. Bello no? Sì.
urbanears plattan zoundplug
Urbanears Plattan: il sistema di condivisione audio “zoundplug”
urbanears particolare zoundplug
Urbanears Plattan: paricolare dell’uscita audio “zoundplug”
Altra funzionalità gradita, è il microfono integrato, di qualità più che sufficiente a fare una telefonata in sicurezza mentre si guida la bici nella ventosa Olanda, dotato anche di pulsante per rispondere alle chiamate, mettere in pausa o avviare la riproduzione e, se il player lo consente, mandare avanti e indietro pigiando più di una volta. Sul Samsung GS2 con Player Pro funziona che è una meraviglia.
Sempre per quel che riguarda l’ergonomia e la funzionalità, ottima la scelta di usare un cavo in corda intrecciata: la corda è “scivolosa” e a differenza delle guaine in gomma impedisce pieghe estreme, anche se lasciata al sole per qualche ora. Il risultato è una maggiore protezione dei cavi elettrici all’interno e una minore tendenza ad aggrovigliarsi. Peccato che abbiano deciso di usare un cavo di soli 1.2 m, 30 cm in più non avrebbero guastato (vietato fare doppi sensi, chiamo Rocco sennò 😀 ) e anche la possibilità di scomporre il cavo in due parti, una di una 40ina di cm, l’altra più lunga. Questo può avvantaggiare anche in caso di guasto del jack, in modo da poter sostituire solo la parte finale e non tutta la cuffia.
Comunque, nella confezione sono incluse due corte estensioni, una con estremità a 4 tacche per dispositivi Nokia, una con jack a 2 tacche ovvero il classico jack stereo senza microfono.
La qualità generale dei materiali e degli assemblaggi è molto buona, a differenza delle WeSK il rischio di perdersi la spugna dei padiglione, o di screpolarla così facilmente è molto ridotto. Peccato per la verniciatura opaca molto delicata.
VERDETTO
L’esperienza d’uso è più che soddisfacente. L’audio è cristallino, il volume adeguato, non ci sono disturbi o distorsioni degne di nota. Le cuffie sono comode, facili da trasportare sia in una valigetta minimal, sia attorno al collo ripiegate e col cordoncino ripiegato nello spazio tra la forcella e il padiglione. Il microfono e il tasto funzionale (e funzionante) sono ormai indispensabili, mentre l’uscita audio addizionale è una “chicca” interessante, anche se forse di scarsa utilità pratica nella vita vera vissuta ogni giorno. Il cavo in corda mette al riparo da guasti indesiderati e da facili garbugli. Il prezzo è ottimo se la trovate intorno ai 50 €, sono circa una 15ina meno delle concorrenti parimenti blasonate. Lasciamo perdere le beat in cui il brand fa tantissimo e partono da prezzi più che doppi.
Purtroppo il cavo è un po’ corto per i miei gusti, o troppo lungo se tenete la sorgente audio vicino al cuore (ad esempio in un taschino interno della giacca) e non è scomponibile, quindi se vi giocate il jack, dovete portare tutta la cuffia in assistenza. I padiglioni, per quanto ben assemblati, sono un po’ piccoli e non coprono completamente l’orecchio lascando entrare parecchi spifferi, fastidiosi soprattutto quando siete con la testa per aria andando in bicicletta. La verniciatura opaca è molto delicata e già “sdentata” dopo qualche giorno di utilizzo.
Valutati i vari pro e contro, considerato il prezzo e la destinazione d’uso (riproduzione di file compressi), il verdetto è: PROMOSSE!
’nuff said